I nostri fucilieri di Marina dopo
2828 giorni sono ancora in India.

Riportiamo i nostri Marò a casa.

marò

Salvatore Girone – Massimiliano Latorre


IL TEMPO 14/06/2014 06:09

Misteri, accuse, errori diplomatici e i nostri fucilieri di Marina sono ancora prigionieri in India

Ecco la ricostruzione di un intrigo che fa perdere la faccia all’Italia.

La dignità e il disonore. La dignità di due militari italiani e il disonore dei politici italiani. Due atteggiamenti contrapposti che segnano i confini di quell’affaire-marò che vede due fucilieri di Marina, con loro tutta l’Italia, ostaggio da oltre due anni dell’India.

Una storia incredibile dove sono finiti sul banco degli imputati due militari in servizio su una nave italiana allo scopo di proteggerla dagli attacchi dei pirati in base alle risoluzioni internazionali. Due anni di sofferenze per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i loro familiari e l’intera forza armata. Due anni di pressapochismo, di debolezze e di tradimenti da parte dei governi che si sono succeduti. Una storia ancora lungi dal trovare una soluzione.

Tutto ha inizio il 15 febbraio 2012 quando un Nucleo di protezione della Marina italiana, a bordo dell’Enrica Lexie, nave cargo dei Fratelli D’Amico, sventa l’attacco di un barchino di pirati. L’incidente viene comunicato al comando Marina e alle istituzioni internazionali come da norme della marineria internazionale. L’episodio avviene in acque internazionali a oltre trentamila miglia dalle coste dell’India. Nelle stesse ore un peschereccio del Kerala rientra nel porto Kochi con due pescatori morti colpiti da armi da fuoco.

Le accuse e le prove manipolate

Il 16 febbraio, un giorno dopo, quindi, la polizia indiana chiede all’Enrica Lexie di rientare in porto. Per convincere la nave italiana la polizia di Kochi usa uno stratagemma: vuole che l’equipaggio identifichi i presunti responsabili. Ma nessuno, né l’armatore né la Marina militare italiana hanno mai descritto gli aggressori. E qui c’è il primo passo falso delle autorità italiane. L’Enrica Lexie viene autorizzata a tornare in porto. Nel frattempo vengono officiati i funerali dei due pescatori e i corpi cremati. Appare subito evidente che la polizia ritenga i militari italiani a bordo della Lexie responsabili della morte dei due indiani. Questo solo in base a supposizioni.

Il 19 febbraio secondo passo falso del governo italiano di Mario Monti: autorizza la perquisizione della nave italiana e l’interrogatorio a terra di Latorre e Girone. I due marò vengono ristretti nel gust house della polizia di Kochi. Staffan de Mistura, sottosegretario agli Esteri afferma che la giurisdizione sul caso è italiana. L’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, già capo della squadra navale e nuovo capo di Stato maggiore ribadisce “Militari agito in acque internazionali”. La polizia indiana perquisisce la Lexie e sequestra le armi a bordo per la perizia balistica. I delegati italiani non possono partecipare all’autospia e alla perizia balistica. L’anatopatologo indiano ha redatto un rapporto pieno di contradizioni. Il professor Sisikala, che ha recuperato il proiettile dal corpo di uno dei due pescatori uccisi, nel suo rapporto lo definisce calibro 0,54 pollici, pari a 13 millimetri cioè un calibro che collima con la cartuccia 7,62x54R ex sovietica, sparata dalla mitragliatrice russa PK che nulla ha a che vedere con la cartuccia 5,56×45 di unica dotazione ai nostri marò e utilizzabile sia con i fucili Beretta AR 70/90. Anche il verbale dell’autopsia risulta manipolato con aggiunte scritte con altri caratteri. Anche l’ora dell’incidente non corrisponde: è il proprietario del peschereccio dove sono morti i due pescatori a riferire in un’intervista le coordinate e l’ora dell’attacco subìto affermando che questo è avvenuto alle 21,30 cinque ore dopo quello denunciato all’Enrica Lexie e in tutt’altro braccio di mare.

Il teatrino della diplomazia italiana e della giustizia indiana

Il 28 febbraio il ministro degli Esteri Giulio Terzi è in visita in India, visita già programmata. Incontra i due marò ma non ottiene alcun chiarimento dall’India. Il 5 marzo la corte di Kollam dispone il trasferimento dei fucilieri di marina nel carcere di Trivandrum fino al 19 marzo. Il 9 marzo l’alta corte del Kerala rinvia al 15 marzo il processo ai fucilieri di marina. Ma poi rinvia ancora. I due fucilieri tornano liberi a giugno dietro il pagamento di una cauzione di 290mila euro. In precedenza, altro errore del governo Monti, è stata versata una cifra di 150mila euro alle famiglie dei pescatori morti, un’ assunzione di responsabilità senza senso visto che non sono stati i militari italiani a sparare ai pscatori. In questi ventotto mesi i tribunali indiani hanno rinviato le udienza per ben 30 volte e senza mai formulare l’accusa per la quale Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono prigionieri in India da quel 19 febbraio 2012. Il presidente Napolitano riceve i familiari dei marò e il ministro Di Paola si reca in India per incontrare i due militari. A Natale i due marò ottengono il permesso di tornare in Italia per Natale ma il 3 gennaio 2013 tornano in India.

Rispediti in India con il rischio della pena di morte

A febbraio l’Alta corte toglie il caso ai giudici del Kerala e assume l’inchiesta. Si parla insistentemente di un’accusa di terrorismo con il rischio di pena di morte. I due marò chiedono un permesso di 4 settimane per votare. Permesso concesso dopo parere del governo. Monti e Di Paola si fanno fotografare con i due fucilieri ma al termine della licenza i due fucilieri vengono rispediti in India. Il governo parla di onore della nazione di fatto ha ceduto al ricatto dell’India che ha preso in ostaggio il nostro ambasciatore. Durante l’audizione al Parlamento dei ministri difesa ed esteri Di Paola e Terzi quest’ultimo in disaccordo con il governo si dimette.

Il cambio di governo con l’arrivo a Palazzo Chigi di Enrico Letta cambia poco l’atteggiamento italiano. I ministri Bonino e Mauro si dicono fiduciosi del rientro a casa dei due marò ma la polizia antiterrorismo formalizza l’accusa nei confronti di Girone e Latorre e alza la posta: vuole interrogare gli altri fucilieri del Nucleo di protezione. Siamo a settembre 2013 e la giustizia indiana continua a rinviare mentre il governo Letta continua a “dirsi fiducioso”. L’inviato speciale sul caso marò Staffan de Mistura presenzia a diverse udienze e mostra molto attivismo in India ma il risultato non cambia: i due marò sono ristretti nell’ambasciata italiana di Delhi. Il Natale 2013 è trascorso così: questa volta sono i familiari a recarsi in India. Ancora nessun accusa e lungi da venire il processo.

Nuovo governo nessuno spiraglio

Cade il governo Letta e Matteo Renzi mostra attivismo anche sul caso marò. Finalmente si parla di arbitrato internazionale e le neo ministre Pinotti e Mogherini sembrano affrontare il problema con determinazione. Licenziato Staffan de Mistura il caso viene seguito dalla responsabile della Farnesina direttamente. Renzi solleva la questione marò con Obama, Ban Ki-moon e in Europa. Ma l’India fa orecchie da mercante impegnata nella campagna elettorale. E i due marò sono l’argomento usato da Modi leader degli induisti contro il partito di Sonia Ghandi. Modi vince le lezioni a maggio e sul suo tavolo campeggia il dossier marò-Italia.

Maurizio Piccirilli

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